L’Arte a Palmi: Antonio Gambacorta

Antonio (Nuccio) Gambacorta nasce a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, da genitori non palmesi. Adolescente, frequenta il Liceo Artistico di Reggio Calabria, città dove successivamente frequenterà l’Accademia delle Belle Arti. Molti sono stati i riconoscimenti alla sua arte come nel 1991 a Firenze e nel 2002 a Bologna. Il 24 aprile 2010 riceve il premio Guglielmo II a Monreale. I suoi dipinti sono stati esposti, oltre che nelle numerose personali, anche a Parigi e a New York (in occasione di EXPO 1990). La sua attività artistica continua; egli si dedica, oltre alla pittura, anche al teatro e alla sperimentazione di nuove tecniche.


Quando ha scoperto la sua vocazione per l’arte?

«Da bambino salivo sulla sedia per arrivare al tavolo per disegnare, con il materiale di allora. Alle scuole medie ho realmente capito, grazie ai consigli del professore di arte, quale fosse la mia strada. Tutto cominciò da lì».

Qual è la sua maggiore fonte d’ispirazione?

«Inizialmente sono stato attratto dall’Impressionismo, con le sue caratteristiche macchie di colore e pennellate veloci, e rappresentavo appunto dei paesaggi; successivamente scoprii la pittura metafisica di De Chirico e il Surrealismo di Dalì che mi influenzarono molto. Sono, inoltre, molto attratto dall’estetica Naïf. Ma è il Simbolismo che, attraverso le sue allegorie, mi permette di esprimermi completamente».

Cos’è l’arte per lei?

«Per me, l’arte è espressione di ciò che sono, del mio pensiero e delle mie idee: l’arte è soprattutto ricerca interiore, scavare dentro se stessi. Inoltre, l’opera d’arte possiede anche due funzioni: denunciare ciò che nel mondo non va bene e anticipare le innovazioni del pensiero e della scienza (vedi ad esempio la relazione tra Surrealismo e Psicoanalisi o Futurismo e Industrializzazione)».

“L’arte è una collaborazione tra l’uomo e Dio, e meno l’uomo fa, meglio è”: questa è una frase di Andé Gide, scrittore francese, cosa ne pensa?

«È una frase molto bella poiché la sento mia. L’arte è bellezza e bontà derivate da Dio».

Opere

Sera, 1972

SERA
foto di Francesco Pio Ceravolo

È un dipinto a olio che comunica una certa inquietudine. La luce che proviene dal fondo della strada, le finestrelle con le luci accese, ecc. Le finestrelle indicano il bisogno dell’uomo di comunicare, anche a distanza; sono due perché il pittore ama da sempre la simbologia del numero 2 (giorno/notte, bianco/nero, bene/male, ecc.). Collezione privata.

Dolce senso di noia, 1972

DOLCE SENSO DI NOIA
foto di Francesco Pio Ceravolo

Il titolo potrebbe sembrare ambiguo poiché la noia non può essere dolce, ma è appunto quello che ci comunica il dipinto. Vediamo raffigurata una donna che aspetta qualcuno che, forse, non arriverà mai. Notiamo, inoltre, che la luce non proviene dalla stanza in cui è ambientato il dipinto, ma entra da fuori, dalla porta. Il gatto fa da sentinella e “protegge” la ragazza. Collezione privata.

Dimensione umana, 1973 circa

DIMENSIONE UMANA
foto di Francesco Pio Ceravolo

Olio su tela di forte impatto simbolico. Vediamo in primo piano lei che offre la mela a lui tra queste foglie mosse dal vento. Questo dipinto descrive la sofferenza: da una parte l’accettazione della sofferenza con un uomo che a fatica porta la sua croce, dall’altra la fuga dalla sofferenza, magari nella droga, nel lusso. Collezione privata.

Ultima Cena, 1975 circa

ULTIMA CENA
foto di Francesco Pio Ceravolo

Una personale interpretazione dell’Ultima Cena, con visuale di spalle. Un dipinto ad olio dal forte valore simbolico-religioso. Notiamo la bravura dell’artista nella rappresentazione della luce sprigionata da Cristo: un grande studio delle tecniche pittoriche. Collezione privata.

Il cavaliere, 1979

IL CAVALIERE
foto di Francesco Pio Ceravolo

Quest’opera è ispirata ad una poesia del fratello Rocco (CLICCA QUI PER LEGGERLA). Il dipinto è un olio su legno che rappresenta un cavaliere che parte a cavallo alla ricerca di un fiore, il quale alla fine, si trasforma in una stella. Collezione privata.

La favola dell’uomo, 2007

LA FAVOLA DELL'UOMO
foto di Francesco Pio Ceravolo

Questo meraviglioso dipinto presenta delle analogie con la poesia “I giorni mai stati” del fratello Rocco (CLICCA QUI PER LEGGERLA), scomparso nel 2006. In alto vediamo la galassia, citata più volte nella poesia, il castello (la grande casa), il roseo cielo. Le bandiere del castello presentano i colori dell’Ordine dei Cavalieri di Malta poiché la famiglia Gambacorta ebbe a che fare con quest’ordine. Inoltre, sulla sinistra, notiamo una raffigurazione del fratello con la tecnica dell’anamorfosi. Collezione privata.

Un solo Dio, tante guerre, 2016

UN SOLO DIO, TANTE GUERRE
foto di Francesco Pio Ceravolo

Questo, come altri numerosi dipinti del Gambacorta, ha come oggetto la religione. È un dipinto (olio e pastello) fantastico in cui vengono raffigurate le più importanti religioni del mondo in un conflitto tra religioni orientali e religioni occidentali. Il tragico episodio delle Torri Gemelle fa da sfondo all’opera. Notiamo, in fondo a destra, una raffigurazione di un tempio sacro tipicamente orientale e, a sinistra, una chiesa divisa in due: a sinistra i cristiani, a destra i protestanti. Vediamo, inoltre, sparsi diversi simboli della religione ebraica, cristiana (il candelabro, le chiavi, la croce) e islamica (vacca sacra). Il pittore raffigura Buddha nella classica posizione, donandogli un che di aureo. In primo piano, la spada, simbolo dell’ISIS. Collezione privata.

Altre opere

 


L’articolo, l’intervista e le foto sono state realizzate con l’autorizzazione del pittore Antoniuccio Gambacorta che ringrazio per la sua squisita ospitalità e generosità, e lodo per la sua grande umiltà.

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