Edvard Munch

Il 13 dicembre 1863 nasceva a Løten, in Norvegia, il celebre pittore Edvard Munch, figlio di Christian e Laura, perseguitati dalle malattie e dalla morte; lo stesso Munch scrive: «La morte di mia madre quando avevo 5 anni, e la minaccia costante di tubercolosi che aleggiava in casa mi hanno imposto la sensazione di essere afflitto da un destino congenitamente crudele. E poi, mio padre è morto di tubercolosi spinale. Ho ereditato un’eccitazione nervosa che confina con la pazzia». La famiglia si spostò presto a Oslo, un centro non troppo provinciale per l’epoca, dove le informazioni sul “dibattito parigino” giungevano regolarmente. Uno dei maestri che seguì Edvard fu Frits Thaulow che lo introdusse alla pittura en plein air. Nel 1885 andò a Parigi dove venne influenzato un po’ da tutto, dal Simbolismo all’Impressionismo, ma ben presto abbandonò il naturalismo nella sua pittura per abbracciare la sua (amata) desolazione umana. Espose, in ricordo della sorella scomparsa, Bambina malata che all’epoca, nonostante il forte impatto visivo, destò grande scalpore perché inconfrontabile con le opere del passato. Intorno al 1890 iniziò a frequentare le lezioni di Bonnat, che lo avvicinò più intensamente ai colori accesi, facendogli abbandonare i toni cupi degli inizi; inoltre, Munch, continuò ad evolversi e la Galleria di Oslo gli acquistò un dipinto nel 1891: Notte a Nizza.

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Notte a Nizza, Edvard Munch

Nel dicembre 1893 espose per la terza volta a Berlino, raggruppando una serie di dipinti che chiamò Amore: La voce, Il bacio, Madonna, Vampiro, Gelosia e L’urlo.

La sua pittura è caratterizzata da immagini delineate da profili contornati sinuosamente fino allo sfinimento. I colori sono disposti secondo strutture elementari: il rosso simboleggia il sangue, il bianco la purezza, il nero la morte, ecc. In qualche modo, usa la tavolozza per rappresentare pienamente il suo stato d’animo sulla tela. Przybyszewski, scrittore e amico dell’artista, definisce la sua pittura con il termine di “Realismo psichico”. Trasferitosi nuovamente a Parigi nel 1896, conobbe numerosi stampatori e sviluppò una nuova passione: quella per la xilografia e per la litografia, tecnica con cui realizzò la locandina per Peer Gynt di Ibsen, andato in scena il 12 novembre 1896. I simbolisti definiscono la sua pittura “repellente” e “barbara” ma Munch va via via evolvendosi; la sua pittura ora si caratterizza di grandi e ampie pennellate che coprono la sensazione di finito dei precedenti dipinti. Passò quegli anni tra viaggi, che lo portarono addirittura a Roma e Firenze, e ricoveri in cliniche psichiatriche: la salute psichica dell’artista andava peggiorando poiché sottoposta a continue ossessioni. Nel 1902 si concluse la sua storia d’amore con Tulla, che gli sparò un colpo di pistola, ferendolo alla mano. Ma il 1902 fu l’anno del successo più grande dell’artista dovuto alle numerosissime personali esposte. Nel 1908 una crisi psichica lo colse a Copenaghen ma di certo non intaccò la fama dell’artista che continuò ad esporre in tutta europa. Col passare del tempo, abbandonò i suoi soggetti prediletti per dedicarsi totalmente alla pittura en plein air. La fama di Munch era consolidata e nel 1912 fu considerato, insieme a Picasso, il riferimento di una nuova generazione. In vecchiaia eseguì numerosi autoritratti molto significativi (tra questi: Autoritratto all’inferno e Autoritratto tra l’orologio e il letto). Edvard Munch morì a Ekely il 23 gennaio 1944.

L’arte nasce dal desiderio dell’individuo di rivelarsi all’altro. Ogni forma d’arte, di letteratura, di musica deve nascere nel sangue del nostro cuore. L’arte è il sangue del nostro cuore.

Opere Principali

Malinconia, 1892

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Schizzo preparatorio al dipinto

Munch, a proposito di questo dipinto, ci racconta dell’atmosfera che lo ispirò. Racconta di una passeggiata in riva al mare quando, ad un certo punto, il mare, il cielo e tutti gli elementi naturali si fusero insieme dando l’idea che qualsiasi cosa fosse morta. Però, quel che ci dice, non sembra essere veritiero. Il dipinto sembra essere realizzato a causa della fine di una relazione amorosa di un amico del pittore, Jappe Nilssen, romanziere e critico d’arte. Nasjonalgalleriet, Oslo.

L’urlo, 1893

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Un Urlo che esprime l’angoscia di vivere dell’uomo. Lo scenario rappresentato è l’attuale Oslo. Il soggetto è in preda a delle crisi impossibili da controllare e i suoi compagni camminano indisturbati senza curarsi di lui. Munch, a proposito del dipinto, scrive: «Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura». E’ un dolore interno, non causato da un lutto o da una reazione fisica. E’ un lacerante dolore esistenziale, che viene esteso all’intera umanità. Munch-museet, Oslo.

Angoscia, 1894

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Il dipinto ricorda L’Urlo e Sera sul viale Karl Johan, il primo per i colori e l’ambientazione ed il secondo per i soggetti raffigurati. “Angoscia” è una parola chiave della pittura di Munch (ma anche della filosofia di Kierkegaard). Questo, a differenza del L’Urlo, non rappresenta la sofferenza del singolo ma dell’intera comunità. Munch-museet, Oslo.

Bambina malata, 1896

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Schizzo preparatorio alla “Bambina Malata”

Nel 1877 Sophie, sorella di Edvard, morì recando al pittore enorme dispiacere. Detto questo, l’artista non ha mai ammesso che il soggetto dell’opera fosse proprio sua sorella; lui ha sempre detto d’essersi ispirato ad una ragazza incontrata accompagnando suo padre (medico) in una visita. Vennero realizzate 6 versioni di questo dipinto ricevendo critiche discordi. Konstmuseum, Göteborg.

La danza della vita, 1899

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Vediamo rappresentate delle coppie danzanti al chiaro di luna; la coppia protagonista è quella al centro (la donna vestita di rosso e l’uomo di nero) che sembra esser distaccata da tutto il resto. Munch dichiara: “Ballavo col mio amore quando una donna vestita di bianco voleva cogliere il fiore dell’amore, che le cadde, e una donna vestita a lutto se ne stava in disparte, emarginata, come me“. Lo scenario è la spiaggia di Asgårdstrand. Nasjonalgalleriet, Oslo.

La morte di Marat, 1907

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Il titolo rimanda al rivoluzionario Marat, ucciso nella sua vasca da bagno. Ma lo scenario del dipinto è ben diverso: vi è una donna assassina completamente estranea a ciò che ha appena commesso. Tutto ciò sembra ricollegarsi alla fine della relazione di Munch con Tulla Larsen e il sangue si ricollega al colpo di pistola sparato da lei alla mano del pittore. Tutto il dipinto è caratterizzato da pennellate nervose e violente, scatenate dall’emotività del pittore al momento dell’esecuzione. Munch-museet, Oslo.

Il sole, 1910-1916

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Il sole è una serie di dipinti commissionata a Munch per decorare l’Aula Magna dell’Università di Oslo. I raggi di questo enorme sole, inondano il mare, le rocce e i prati di una località nei pressi di Oslo. L’opera coincide con una nuova fase vitale dell’artista che si sente come rinato e più serenoMunch-museet, Oslo.

Notte stellata, 1922

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Ovviamente, il dipinto è ispirato a quello omonimo di Vincent Van Gogh. Troviamo un legame tra la vita dei due grandi artisti, tormentati da un’esistenza problematica. La notte, per entrambi, ha un’importante valenza simbolica e poetica. La scalinata in primo piano ci rimanda ad un senso di attesa, smorzato poi dalla presenza della neve. Il cielo stellato ci trasmette, inoltre, quasi le stesse emozioni di quello rappresentato da Van Gogh. Munch-museet, Oslo.


“Secondo me..”

Beh, cosa dire del grande, maestoso, Edvard Munch? Personalmente, lascerei parlare i suoi dipinti! Il pittore dell’amore, della morte e della tristezza, rappresenta dei temi e dei soggetti a me molto cari (ah ah ah!), quindi non posso far altro che apprezzare la maggior parte delle sue opere. Colgo l’occasione per parlarvi del mio dipinto preferito di Munch: Madonna. È un dipinto meraviglioso, dall’enorme valenza simbolica, realizzato in 5 versioni conservate in luoghi diversi. Quella conservata al Munch-museet di Oslo, venne rubata nel 2004 da ladri vestiti da pompieri e poi subito ritrovata. Il titolo rimanda ovviamente al tema sacro della Madonna, appunto; ma non c’è nulla di sacro in quest’opera. Il dipinto rappresenta una donna nuda con i capelli sparsi e col volto all’indietro, come rapito da un’estasi. Il capo sembra poi cinto da un’aureola che in realtà non è altro che un’onda rossa che rappresenta sangue, passione e thanatos (pulsione distruttiva presente nella psiche e personificazione della morte in epoca greca). Madonna racchiude (per il sottoscritto) tutta la potenza artistica, tutti i temi e tutti le variazioni tonali utilizzate dal grande genio di Edvard Munch.

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